Nucleare: why yes?
Ormai è chiaro a tutti che il Governo Berlusconi, nella persona del Ministro per lo sviluppo delle attività produttive Claudio Scajola, vuole reintrodurre la produzione di energia elettrica nucleare. Da quando è stato fatto l’annuncio (circa 2 anni fa ormai) ho potuto affrontare l’argomento con tantissime persone, tra pro e contro nucleare, e raccogliere quindi un insieme di visioni diversissime, di approcci estremamente diversificati.
Nelle lunghe “battaglie” in blog e forum ho potuto verificare sia la bontà delle obiezioni pro nucleariste, sia la scarsità di certi argomenti contro il nucleare. Ma forse è meglio partire con ordine da “cosa” si vuol fare in Italia.
Una bozza programmatica (non ancora un accordo preciso, quindi) prevede che l’ENEL, in collaborazione don EDF (Electricité de France), costruisca in Italia ben 4 reattori da 1.600 MW (in due o 3 centrali) che dovrebbero coprire circa l’11% del fabbisogno energetico nazionale. La trafila, dovrebbe essere questa:
- entro ottobre 2010 individuazione dei siti di costruzione;
- entro il 2011 acquisizione dei permessi a costruire (anche con la militarizzazione dei siti che vengono considerati di “interesse nazionale”);
- entro il 2015 inizio costruzione degli impianti;
- secondo gli studi più accreditati dai pro-nucleare a partire dal 2020 la nostra rete elettrica vedrà scorrere l’energia prodotta col nucleare.
Il piano è chiaro. Ma il perché ci serva l’energia nucleare non è assolutamente certo… vediamone i motivi.
Il 5 giugno 2008 Claudio Scajola diceva queste parole:
(ANSA) – ROMA, 5 GIU – Sul nucleare ‘indietro non si torna. Si deve andare avanti, perche’ il nostro Paese ha bisogno di energia‘, afferma il ministro Scajola. Intervistato dal Tg1 sul nucleare a seguito dell’incidente in Slovenia, spiega: ‘Dobbiamo migliorare la nostra distribuzione di energia e il risparmio energetico. Dobbiamo investire sulle energie rinnovabili’, ma, secondo Scajola, tutto questo non basta’ a coprire ‘il bisogno di energia’ e a garantire, nel contempo, ‘la sicurezza dell’ambiente’.
Fondamentalmente quindi è una “mancanza di energia” quella che ci spinge ad adottare (con contorno marginale di rinnovabili e risparmio energetico) ben 4 costosissimi reattori EPR. Altre motivazioni sul ritorno al nucleare sono: il conseguimento di (maggiore, non totale) indipendenza dalle attuali fonti fossili e dalle loro fluttuazioni, l’abbattimento di CO2 (le centrali nucleari non emettono gas serra durante la produzione di energia elettrica), il risparmio in bolletta come avviene in Francia, una maggiore innovazione nel mondo della ricerca con lo sviluppo del nucleare.
Detti così i vantaggi sono allettanti, considerando poi che le energie rinnovabili, comunque (per come sono adesso) non potrebbero mai raggiungere livelli di 3 reattori nucleari sembra veramente un affare. Però poi ci sono i fatti a risvegliare il sogno dei giovani nuclearisti:
- Un reattore EPR è in costruzione a Okiluoto. Doveva entrare in funzione nel maggio 2009 con un costo totale di 2,5 miliardi di euro. Tra una sciocchezza e l’altra (tra cui la bocciatura del sistema di sicurezza da parte delle commissioni francese e finlandese) la data di entrata in funzione è stata spostata a giugno 2012 e il costo, attualmente, è salito a 5,2 miliardi di euro. Tuttavia la AREVA (la società che costruisce questo reattore) dice che non si potrà stabilire il VERO costo finale fintanto che non sarà terminato. (fonte Quale Energia)
Ovviamente i costi dell’energia, molto vantaggiosi, erano stati conteggiati sull’entrata in funzione a maggio 2009…
Ecco ora noi ne vogliamo 4 di Okiluoto. - Il fatto che abbiamo bisogno di “più energia”: fosse anche vero, comunque quell’11% di maggior produzione, lo avremmo dal 2020. Tuttavia gli ultimi dati di TERNA (l’ente nazionale che sovrintende la distribuzione dell’energia elettrica italiana) dicono che i consumi per uso domestico, in Italia, sono in calo: vuoi per il risparmio energetico, vuoi perché le famiglie si sono accorte che con la liberalizzazione del mercato dell’energia si possono scegliere tariffe più convenienti e si può risparmiare sperperando meno energia… fatto sta che sul fronte famigliare il consumo cala. L’unico consumo che cresce è (incredibilmente vista la crisi) quello industriale e non è certo che sia per una maggior produttività (visto il PIL). Probabilmente sarebbe meglio che i “capitali scudati” venissero fatti spendere per migliorare gli impianti produttivi e farli consumare meno energia.
- LA bolletta in Francia costa meno. Vero… MA: innanzitutto loro hanno circa il 90% di produzione da energia nucleare, seconda cosa (che tutti i nuclearisti non evidenziano sennò si scopre il trucco) la Francia devia buona parte dei costi nelle Spese Militari (Force de Frappe) permettendo così di sgravare ulteriormente il prezzo. Questa politica, inoltre, ha portato la Francia a incrementare il riscaldamento da energia elettrica (non si può spegnere la produzione di una centrale nucleare) aumentando il rischio di “black out” o la necessità di comprare all’estero (dimostrando così che l’indipendenza assoluta non esiste). Ma di quanto è più bassa la bolletta in Francia?
Ma vediamo finalmente quanto pagano la bolletta di energia elettrica i francesi per un consumo di 2700kWh e 3kW di potenza e quanto paghiamo noi.
Francia: 376 € – Italia: 463€.
I costi cambiano quando si tratta di calcolare un consumo di 4500kWh e una potenza di 6kW.
Francia: 450€ – Italia: 1154€.
Fonte QualeTariffa – La bolletta in Francia meno cara per il nucleare?
Quindi, a fronte di una produzione dell’85% di Energia Nucleare la bolletta francese da 3kW di picco (quella per i nostri usi domestici) costa il 18% in meno che in Italia. Ben si può comprendere poi perché quella di taglio superiore costi molto meno: in Francia il riscaldamento elettrico è elevato (quindi serve maggior potenza), mentre in Italia per la maggior parte ci riscaldiamo col Gas Metano. Va da sé che in Francia hanno bisogno di incentivare la fruizione di energia elettrica. Oltre a ciò c’è sempre la deviazione dei costi con la Force de Frappe.
Visto che tutta questa convenienza, fatti alla mano, non sembra esserci (assomiglia molto di più ad una puntata miliardaria al Casinò) mi chiedo perché le persone dovrebbero aver bisogno di più energia e soprattutto di quella Nucleare?
P.S. non so si è notato come non ho minimamente tirato in ballo argomenti “verdi” classici come: scorie, pericolosità, incidenti e simili. Non serve “agitare gli spauracchi” classici per dire che il ritorno al nucleare in Italia sarà l’ennesimo “affare per pochi”.


Umberto inviato,
Scritto il gennaio 28, 2010 @ 16:31
Io sono favorevole al nucleare però ho apprezzato il tuo modo di esporre i pro e contro (anche se sei chiaramente contro). Hai parlato molto della Francia, e a questo punto ti volevo chiedere un parere anche sulla decisione tedesca di tornare al nucleare http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/25/news/germania_nucleare-2074175/. Cosa ne pensi?
Per non parlare poi che oltre alla decisione di Germania, Belgio e Spagna di allungare la vita delle centrali, paesi come Cina, Russia, India, Svezia, Emirati Arabi, Svizzera e Finlandia hanno in programma la costruzione di centrali nucleari.
Saluti
Tribal inviato,
Scritto il gennaio 28, 2010 @ 17:17
Ciao! grazie del passaggio.
Che dire? non concordo molto con la lettura finale di “riabilitazione del nucleare”. Non penso che il nucleare debba essere riabilitato è una tecnologia che ha i suoi indubbi vantaggi.
I problemi sono di 2 ordini: l’allungamento della vita delle centrali (quelle che se lo possono permettere) non è di per sé una riabilitazione ma dà il segnale che l’attuale Governo sposta in avanti il “problema dismissione”. Perché quando una centrale viene disattivata va (andrebbe?) smantellata e trattata come scoria. Solo che è un problema per via dell’alto e incerto costo. Finché funziona, invece, produce energia e non va smaltita.
Secondo: la costruzione di nuove centrali avviene solitamente dove il nucleare è già presente. Il caso finlandese, infatti, è di aumento della capacità produttiva non di introduzione della tecnologia. E comunque, come ho già scritto, se ne stanno pentendo amaramente (soprattutto gli investitori francesi).
A prescindere da ciò, non sono contro il nucleare, sono contro l’entusiasmo senza carte alla mano o con conti fatti su costruzione e produzione, senza poi tirare in ballo TUTTI i veri costi (arricchimento, gestione depositi, gestione scorie, smantellamento) che a volte sono molto indefiniti e soprattutto molto onerosi.
Per l’introduzione di qualsiasi nuovo sistema produttivo io penso che ci sia bisogno dello studio di un Piano Energetico Nazionale prima di dire “passiamo a…” (sia esso nucleare, carbone, turbo gas, biodiesel, fotovoltaico…).
cesare inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 13:12
Ti posto qua un commento di carattere esclusivamente economico a favore del nucleare, che potrebbe darti un ulteriore spunto di riflessione:
se anche un reattore da 1.6 GW costa 5.2 G euro invece di 2.5:
“il costo, attualmente, è salito a 5,2 miliardi di euro.”
Significa 3.25 euro/watt!
Tieni conto che in un anno ogni watt di una centrale nucleare fornisce almeno 8kWh di energia.
Al costo attuale 8kWh sono 1.6 euro.
Visto che il costo del combustibile e’ trascurabile, l’investimento rientra in tempi rapidi. Poi guardiamo di quanti anni e’ il tempo di vita di una centrale nucleare.
Tribal inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 13:24
Cesare! Benvenuto! possiamo fare altri 400 commenti qui!
Ribatto 1 osservazione: attualmente il costo è salito a quel livello. Tuttavia per ammissione degli stessi vertici AREVA non si sa quanto sarà il costo al momento dell’entrata in funzione. E comunque è solo il costo iniziale! Mancano i costi di gestione (il carburante sarà trascurabile ma tecnici e manutenzioni non penso proprio) e quelli di smantellamento/gestione delle scorie (per quanto poche dovrai far qualcosa prima o poi). Ah, un’altra cosa, nel caso di Okiluoto non è la costruzione dell’intera centrale ma l’introduzione di un nuovo reattore.
Ultima riflessione sul nucleare qui da noi: per il momento hanno solo stabilito (in una bozza di decreto) l’ammontare degli “indennizzi” per i territori da rinuclearizzare, però non è stato stilato alcun piano di investimento e nessuna previsione di spesa. Anche questa incertezza pesa non poco… vorrei almeno almeno vedere non solo la bozza d’intenti (ne faremo 4 e poi tanti altri!) ma anche un documentino un po’ più preciso.
cesare inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 13:59
Tutte le tue incertezze sul nucleare “qui da noi” sono perfettamente lecite, ma non sul nucleare “in se’”!
Io ti ho solo postato una riflessione semplice e corretta sui numeri attuali. Inoltre il fatto che 1W dia 8kWh per tutti gli anni che la centrale vivra’(salvo malfunzionamenti ovvio) e’ una realta’ non solo attuale e i costi di gestione pensi davvero che non siano assorbiti da una resa del genere?
Chiaro che se intervengono i soliti “ladri” che per smaltire un m3 di scorie convincono tutti, sfruttando un terrore fondato solo sull’ignoranza, che serve 1 miliardo di euro, allora i “costi di gestione” diventano insostenibili!
Tribal inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 15:11
Vedi cesare i tuoi conti sono corretti ma riguardano 1 parte del “conto totale”.
Finora non ho trovato nessun documento, preciso, che su un caso reale scriva per bene i costi… mi sembra tanto una di quelle operazioni tipo “autoconcessionaria”: a partire da… e quando guardi il prezzo finale dici “‘azz! è il triplo di quello che prometteva la pubblicità!”.
Condivido il pensiero di Bardi sul nucleare
E ti lascio con un articolo di Bardi che trovo assolutamente splendido. E’ un articolo di pure considerazioni, non un articolo di raffronto dati, però può dare un interessante spunto di riflessione: “Perché il nucleare è come i comunisti“,
cesare inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 17:34
L’articolo di Bardi e’ interessante, ma non condivisibile su un paio di aspetti fondamentali:
“Non ce l’ho contro il nucleare per ragioni ideologiche, non mi ritengo un “antinuclearista”. Semplicemente, credo che ci siano tecnologie migliori e più efficaci del nucleare, ovvero le rinnovabili.”
Quali sarebbero le rinnovabili “piu’ efficaci” del nucleare? Vorrei capire quantitativamente (senno’ si puo’ dire tutto e il contrario di tutto) “piu’ efficace” che cosa significa per lui?
“In effetti, l’energia nucleare ha una caratteristica in comune con i comunisti: quella di essere in declino; probabilmente terminale. I dati sono abbastanza chiari; le oltre 400 centrali esistenti al mondo sono vecchie e fatiscenti. Ci sono enormi problemi di costi, gestione delle scorie, proliferazione, disponibilità di uranio minerale. Fra India, Cina e Russia, si stanno costruendo un numero di centrali appena sufficiente a rimpiazzare quelle che vanno in pensione; ma non per compensare il declino produttivo.”
Pensa che in New Jersey hanno prolungato di altri 20 anni la vita di una “centrale vecchia e fatiscente” del ’69
http://www.nytimes.com/2009/04/02/science/earth/02nuclear.html?_r=1
immagina le centrali di generazione III + quanto possono vivere realmente, essendo esse in grado di ritrattare il materiale scaricato dai reattori! Come si fa a dire che e’ una tecnologia in declino?
Ci sono modelli statistici (vedi modello di Bass) che mostrano che se una tecnologia non viene aggiornata il numero di nuove installazioni cala negli anni! Ma nel nucleare gli aggiornamenti della tecnologia sono evidenti: si parla gia’ di IV generazione entro il 2025.
Bardi pone ironicamente e in modo semplicistico ma efficace il confronto coi “comunisti”. Purtroppo le cose stanno, secondo me, in maniera diametralmente opposta in Italia; quindi la pongo anch’io in modo semplicistico e spero efficace:
nucleare=destra
rinnovabili=sinistra
E dare un colore politico alle fonti energetiche e’ la cosa peggiore che si possa fare:
le due tecnologie non sono mutuamente esclusive, e’ la loro politicizzazione che ha portato al loro negazione reciproca nella testa delle persone!
Tribal inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 17:53
@cesare: beh, le tue osservazioni sono interessanti (soprattutto quella sul modello statistico).
Purtroppo non so dirti a che rinnovabili faccia riferimento, forse l’eolico, forse il solare (non inteso semplicemente come PV).
Ci sono un sacco di progetti interessanti sullo sfruttamento del solare, come ad esempio le “torri solari“, oppure il fotovoltaico a concentrazione come già hai fatto notare tu, o le turbine eoliche verticali (http://www.elmesnc.it/index.php?ID=6). Ci sono tanti modi per sfruttare le FER che sono solo un inizio… figuriamoci tra 20 anni (se facciamo ricerca seria).
Sul discorso semplicistico di Bardi, non penso lo scopo del suo articolo fosse quello di politicizzare l’energia… anzi, il suo scopo era sottolineare come l’energia venga da sempre usata anche come strumento politico e politicizzato, quando invece andrebbe considerata per quello che è veramente.
Concordo pienamente che dare “colore politico” alle fonti energetiche sia sbagliatissimo.
Io continuo ad essere convinto che il vero futuro non sia trovare nuove forme di energia centralizzata ma di trovare nuove forme di fruizione e produzione dell’energia. Però come ho sempre affermato, occorre un gravoso cambiamento culturale dal vertice alla base.
cesare inviato,
Scritto il febbraio 1, 2010 @ 18:22
“Io continuo ad essere convinto che il vero futuro non sia trovare nuove forme di energia centralizzata ma di trovare nuove forme di fruizione e produzione dell’energia.”
La miglior strada da percorrere per questo tuo obiettivo lungimirante e, secondo me, ancora un po’ utopistico (io vedo costi insostenibili in una decentralizzazione della produzione maggiore di una sorgente energetica per centro abitato di medie dimensioni, anche nei prossimi 10 anni) e’ in ogni caso lo sviluppo di una politica di risparmio energetico e di riciclaggio (banale esempio la raccolta differenziata). La priorita’ in questo senso e’ innegabilmente la sensibilizzazione delle persone al problema energetico, ma purtroppo nessuno ne parla a sufficienza.